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Questo è uno dei dolci di Natale più tipici della Toscana, insieme al panforte, ai ricciarelli e al panpepato. 

Sicuramente non spiccano per bellezza, vista la loro forma tondeggiante e bitorzoluta, ma sono uno dei miei preferiti e sicuramente a me legati da bei ricordi.  

Mia mamma, come comparivano sugli scaffali dei forni e delle pasticcerie intorno a dicembre, quasi sempre ce li portava a casa e ora, ogni volta che li preparo, il loro profumo mi riporta anche un po’ lei…

Ingredienti:

330 g di farina 00, 250 g di zucchero, 115 g di acqua, 125 g di noci, 25 g di miele, 50 g di arancia candita, 50 g di cedro candito, 5 g di semi di anice, 5 g di spezie (se non trovate il mix già pronto dal vostro droghiere, utilizzate cannella, noce moscata e coriandolo), 5 g di ammoniaca per dolci.

Procedimento:

Se non trovate il mix di spezie già pronte, potete prepararlo utilizzando: cannella, noce moscata e coriandolo (quest’ultimo c’è addirittura chi non lo mette). Io ho utilizzato il mix preparato dal mio droghiere e poi ho aggiunto un pizzico di cannella in più; spezie e cannella potete regolarle in base al vostro gusto.

Rivestite una teglia di carta da forno.

Preparate in una ciotola: farina, noci spezzettate a mano, canditi tagliati a dadini, semi di anice (in parte pestati), spezie e ammoniaca.

In un pentolino versate l’acqua, aggiungete lo zucchero e il miele e lasciateli sciogliere a fuoco basso continuando a mescolare, finché si formerà uno sciroppo. Ci vorranno circa una decina di minuti (se avete un termometro, lo sciroppo sarà pronto quando avrà raggiunto i 110/120°).

Toglietelo dal fuoco e versatelo nella ciotola contenente tutti gli altri ingredienti.

Mescolate velocemente con una spatola o con un cucchiaio di legno. L’impasto risulterà appiccicoso.

Staccate dei pezzettini di impasto, formate una sorta di palline e schiacciatele leggermente al centro in modo da formare la classica fossetta, passateli velocemente nella farina, scuotete quella in eccesso e posizionateli, distanziandoli, sulla teglia.

Date un’ultima veloce spolverata di farina e infornate in forno statico preriscaldato a 180° per circa 15 minuti. Quando usciranno dal forno saranno ancora morbidi, ma poi si induriranno.

Lasciateli raffreddare bene prima di assaggiarli. 

Si conservano bene in contenitori di latta o di vetro a chiusura ermetica.

La consiglio di BarbaGina: Provateli anche con fichi e noci o sbizzarritevi con la frutta secca che più vi piace.

Le curiosità di BarbaGina:

Quanto alle origini di questo dolce, Siena a ragione ne rivendica le origini, ma da li si sono poi diffusi un pò in tutta la Toscana.

Cavallucci o “Pepini”, proprio per la spiccata presenza di spezie, si preparavano nel periodo di Natale ed erano immancabili nella calza della Befana dei nostri nonni, dove andavano ad aggiungersi ad altri dolcetti, noci e mandarini … e a qualche pezzettino di carbone per i più birichini.

Un dolce semplice, fatto con ingredienti altrettanto semplici e che ben si presta ad essere conservato.

Secondo la tradizione la loro origine risale al 1515, quando dei biscotti molto simili ai cavallucci, chiamati “berriquocoli” (o biriquocoli) – solo più morbidi e più speziati – venivano distribuiti in occasione delle festività del Concistoro di Siena.

Il nome “cavalluccio” pare sia da attribuire all’uso che se ne faceva nelle stazioni di posta, dove gli uomini addetti al cambio dei cavalli, oltre ad offrirli ai viaggiatori (non facendone mai mancare uno anche per il cavallo) li mangiavano inzuppati nel vino. Usanza questa che ben si è adattata anche ai giorni nostri, perché – inzuppati o no – un buon bicchiere di Vinsanto in abbinamento ci sta sempre bene.